Due parafrasi da 'Amor e Psiche' di Angelika Kauffmann. Acrilico, pastellp e carboncino su tela, 155x210 cm
Due parafrasi da 'Amor e Psiche' di Angelika Kauffmann. Acrilico, pastellp e carboncino su tela, 155x210 cm

 

Parafrasi e Dittici da

Angelica Kauffman

 

Alessandro Annniballi

 

 

 

Nell’occasione del bicentenario della morte di Angelica Kauffman, il pittore Flurin Isenring rende omaggio alla pittrice svizzera, cedendo al grande fascino che la figura della pittrice gli ha sempre suscitato e celebrando la comunanza delle origini: Coira.

Chur è un ricco e tranquillo centro in mezzo alle alpi, capitale del Cantone dei Grigioni, che ha dato i natali ad altri grandi artisti come Giacometti ed è divenuta quasi un fulcro propulsivo per le arti visive. Ne è prova la splendida pinacoteca cittadina con la sua preziosa collezione di opere del ‘700 e del ‘900.

Angelica, pittrice famosa nonché amica e confidente dei più grandi spiriti intellettuali ed artistici dell’epoca, era considerata una vera anomalia. Non si può immaginare quanto originale e sorprendente fosse vista la sua figura soprattutto in quanto donna. Rimangono eloquenti le sue lunghe conversazioni romane con l’amico Wolfang Goethe, che nutriva per lei una enorme ammirazione.

Una vera e propria George Sand ante litteram che, insieme alla grande Louise Elisabeth Vigée le Brun,  mostrano quanto forte fosse la incidenza di una pittura “al femminile” nel Settecento europeo. La sua pittura si muove nell’alveo di un classicismo entusiasta corroborato dalla “follia” profetica di Winkelmann e nutrito dalla forza ideale e formale dell’Illuminismo.

L’analisi riguarda due opere, una della stessa Kauffman: Amore e Psiche, mentre l’altra è il ritratto fatto a Londra alla pittrice dall’artista inglese Joshua Reynolds nel1794.

Nella prima opera viene rappresentato Amore nell’atto di asciugare le lacrime alla sventurata Psiche. Un atto d’amore per una lacerante pena d’amore. 

L’opera è messa su tela con un accento quasi apassionato.  Esiste un coinvolgimento nei confronti dell’originale che rasenta l’identificazione. Le parafrasi giocano su variazioni solo apparentemente estreme, perché riescono in fondo a dare, in modo assolutamente esplicito, tutta la magia dell’originale, esaltandone il pensiero che vi è espresso. 

Quei tratti neri gettati sopra il disegno, che ad un primo e superficiale sguardo sembrerebbero cancellare l’opera, sono invece parti integranti della pittura che vogliono sottolineare ed evidenziare tutta la forza espressiva del momento rappresentato. 

Il ritratto si muove con gli stessi criteri e gli stessi accenti, anche se con qualche differenza. Si può trovare in esso una maggiore carica passionale che potremo definire addirittura tragica per l’uso così plastico e drammatico che il pittore fa del colore. 

Le opere, pur nella loro diversità, si incontrano in un perfetto dialogo contrappuntistico tra di loro e con i rispettivi originali.

 

[......] Attraverso la ricercata poetica della serialità egli ci lascia intravedere richiami cromatici che schiudono accessi remoti alle profondità e alle diversità dell’essere, permettendoci di coglierne l’infinita ricchezza delle possibilità.

Dalla loro ripetizione riconosciamo, nei dittici, le intenzioni di simmetrie imperfette di alcuni o la  specularità dialogante di altri, in una moltiplicazione emotiva ed estetica che stabilisce momenti di raccolta intimità o di vera esaltazione. Come quando la trama dei segni ci rivela, discostandosi dagli intonaci di sanguigna, uno sguardo meravigliosamente trasparente e velato. Che sia lo sguardo indagatore di Flurin Isenring? [.....]

 

 

Rita Rossi

 

flurinisenring@gmail.com